Proteste contro l’aborto in 27 città: cartellini rossi per il governo.

Proteste contro l’aborto in 27 città: cartellini rossi per il governo.

In quasi 30 città della Polonia si svolgono proteste con lo slogan «Cartellino rosso per l’aborto»

I manifestanti chiedono una liberalizzazione delle norme sull’interruzione volontaria di gravidanza.

I cartellini rossi simboleggiano la protesta contro le promesse non mantenute dalla coalizione di governo.

Il giorno precedente, il Sejm aveva approvato un progetto relativo alla parziale depenalizzazione dell’aborto.

Proteste contro la legge sull’aborto. Centinaia di persone si sono radunate davanti al Sejm

A Varsavia, i partecipanti alla manifestazione si sono riuniti davanti all’edificio del Sejm. Nonostante il tempo piovoso, sul posto erano presenti alcune centinaia di persone. Come ha riferito il giornalista di RMF FM Jakub Rybski, la protesta di quest’anno è stata nettamente più contenuta rispetto alle manifestazioni di sei anni fa, quando le strade delle città polacche erano state invase da migliaia di persone contrarie all’inasprimento delle norme sull’interruzione di gravidanza.

Un elemento caratteristico delle proteste sono i cartellini rossi portati dai manifestanti. Il loro significato richiama le regole del calcio, dove l’esibizione di un cartellino rosso comporta l’espulsione di un giocatore dal campo. In questo modo, gli organizzatori e i partecipanti alle manifestazioni esprimono il loro malcontento nei confronti dell’operato dell’attuale governo, accusato di non aver mantenuto gli impegni assunti durante la campagna elettorale.

Durante la manifestazione di Varsavia non sono mancate dichiarazioni critiche nei confronti dei governanti. Una delle partecipanti, intervistata da RMF FM, ha commentato le azioni intraprese finora dai politici e le norme attualmente in vigore.

«Oggi il governo vuole che siamo felici perché ha approvato la legge del 1993. È una cosa vergognosa e non riusciamo a immaginarci da nessun’altra parte», ha sottolineato la manifestante.

Un’altra donna presente alla manifestazione ha richiamato l’attenzione sui tempi necessari per ottenere una modifica della legislazione. Le sue parole si riferivano ai timori legati al continuo rinvio della liberalizzazione della legge sull’aborto.

«Entreremo in menopausa prima che l’aborto diventi legale in Polonia. Questa prospettiva si avvicina sempre di più alla realtà», ha dichiarato una partecipante alla protesta di Varsavia.

Accuse simili nei confronti della coalizione di governo sono state espresse anche a Stettino. Uno dei manifestanti, intervistato dalla giornalista di RMF FM Anna Pałamar, ha evidenziato la discrepanza tra le dichiarazioni dei politici e le modifiche legislative finora introdotte.

«Sono passati tre anni da quando è cambiato il governo e, durante questo periodo, nessuna promessa sull’aborto è stata mantenuta. Si tratta innanzitutto di un inganno nei confronti degli elettori e delle elettrici, che protestano e protestano da anni», ha dichiarato un partecipante alla manifestazione di Stettino.

I manifestanti sottolineano che tornare in piazza serve a ricordare ai politici i loro precedenti impegni. Vogliono inoltre aumentare la pressione su coloro che sono responsabili della preparazione e dell’approvazione delle nuove norme.

«Vogliamo esercitare una pressione maggiore affinché qualcosa cambi davvero», hanno sottolineato le partecipanti alle proteste.

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Il Sejm ha approvato il progetto di parziale depenalizzazione dell’aborto. Cosa prevedono le nuove norme?

Le manifestazioni si svolgono subito dopo un’importante votazione riguardante la legislazione sull’aborto. Mercoledì, il Sejm ha approvato un progetto di modifica del Codice penale, preparato dai parlamentari della Sinistra e della Coalizione Civica. Il documento è stato presentato al Sejm nel luglio 2024 e il suo obiettivo principale è limitare la responsabilità penale in determinati casi legati all’interruzione di gravidanza.

Il progetto prevede la parziale depenalizzazione dell’aborto effettuato con il consenso della donna, in violazione delle disposizioni della legge sulla pianificazione familiare, sulla protezione del feto umano e sulle condizioni di ammissibilità dell’interruzione di gravidanza.

Le modifiche proposte riguardano anche l’assistenza prestata a una donna che decide di interrompere autonomamente la gravidanza. Si tratta di uno degli ambiti interessati dalle disposizioni approvate dai deputati.

Un elemento importante della riforma è la proposta di abrogazione dell’articolo 152, paragrafo 2, del Codice penale. Attualmente, questa disposizione prevede la responsabilità penale per chi aiuta a interrompere una gravidanza in violazione delle norme vigenti e per chi istiga a compiere tale azione. La sua eliminazione rappresenta uno dei principali strumenti della parziale depenalizzazione prevista dal progetto.

La modifica legislativa comprende inoltre disposizioni che riguardano direttamente il personale sanitario. Si propone di introdurre l’articolo 152, paragrafo 4, che, in determinate circostanze, escluderebbe la responsabilità penale di medici, infermieri e ostetriche. Ciò riguarderebbe le procedure mediche intraprese allo scopo di proteggere la salute o la vita della donna incinta.

Il progetto prevede anche l’esclusione della responsabilità penale per il personale sanitario indicato nei casi in cui vi sia un’elevata probabilità che il feto presenti una grave e irreversibile malformazione oppure una malattia incurabile che ne minacci la vita.

Si tratta di un elemento particolarmente importante delle modifiche proposte, considerata la storia delle restrizioni all’accesso all’aborto in Polonia.

La votazione di mercoledì riguardava quindi principalmente le modifiche relative alla responsabilità penale. I partecipanti alle proteste, tuttavia, chiedono una liberalizzazione più ampia della legislazione sull’interruzione di gravidanza.

Dalle loro dichiarazioni emerge che l’approvazione del progetto di parziale depenalizzazione non rappresenta, per loro, il mantenimento delle principali promesse elettorali della coalizione di governo.

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La legge sull’aborto in Polonia. Sei anni dalla sentenza della Corte costituzionale

Attualmente, in Polonia, la legge consente l’interruzione di gravidanza in due casi.

Il primo riguarda le situazioni in cui la gravidanza rappresenta una minaccia per la vita o la salute della donna. In questo caso, le disposizioni non prevedono limiti legati alla durata della gravidanza.

Il secondo caso riguarda una gravidanza derivante da un atto criminale, per la quale l’interruzione è consentita fino alla dodicesima settimana.

L’attuale quadro giuridico è una conseguenza della sentenza della Corte costituzionale del 22 ottobre 2020. All’epoca, la Corte, presieduta da Julia Przyłębska, dichiarò incostituzionale una disposizione della legge del 1993 che consentiva l’interruzione di gravidanza in caso di grave e irreversibile compromissione del feto oppure di una malattia incurabile che ne minacciasse la vita.

La sentenza è stata pubblicata nel gennaio 2021. Da quel momento, la suddetta condizione ha cessato di essere in vigore, comportando una restrizione delle possibilità di interrompere legalmente una gravidanza.

La modifica ha suscitato una forte opposizione sociale, già evidente immediatamente dopo l’annuncio della sentenza nell’ottobre 2020.

La decisione della Corte costituzionale provocò allora manifestazioni di massa in numerose città polacche. Le proteste divennero uno degli eventi più importanti del dibattito pubblico sui diritti delle donne e sulla legislazione vigente.

Secondo l’opinione di numerosi esperti, la mobilitazione sociale legata alla sentenza potrebbe aver contribuito anche alla vittoria dei partiti che compongono l’attuale coalizione di governo nelle elezioni parlamentari del 2023.

Durante quella campagna elettorale, tutti i partiti che oggi fanno parte della coalizione avevano promesso modifiche alla legge sull’aborto. Le diverse formazioni politiche, tuttavia, si distinguevano per l’ampiezza della liberalizzazione proposta.

È proprio a queste dichiarazioni che fanno riferimento i partecipanti alle attuali manifestazioni, che giudicano insufficienti le azioni intraprese finora dai governanti.

A sei anni dalla sentenza della Corte costituzionale, il tema dell’interruzione di gravidanza è tornato a essere motivo di proteste in tutto il Paese.

Questa volta, il principale destinatario delle contestazioni è la coalizione i cui partiti avevano promesso di modificare le norme vigenti.

Nonostante l’approvazione, mercoledì, da parte del Sejm, del progetto di parziale depenalizzazione dell’aborto, i manifestanti continuano a chiedere che vengano mantenute le promesse elettorali relative alla liberalizzazione della legge.

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